Covid-19: come la chiesa sta affrontando l'emergenza

Emergenza Covid-19: dodici considerazioni (parte 1)

Autore: Pietro Bolognesi

La prima considerazione riguarda la constatazione dell’assoluta novità di questa emergenza dovuta al coronavirus. Nella società attuale non è mai esistito qualcosa del genere. Le città offrono un quadro surreale e anche spettrale, qualcosa che mette in discussione consuetudini consolidate da anni. Sarebbe una grande ingenuità assimilare questo tempo a tutti gli altri. Impossibile non avvedersi che sta accadendo qualcosa (cfr Mt 24,39), anche se si fa fatica a “discernere” i “segni dei tempi” (Mt 16,3). Siamo obbligati a fare una pausa nella vertiginosa frenesia del quotidiano e a riconoscere i nostri grandi limiti. Una pausa che oltre a mettere in discussione questioni personali e modeste, mette anche in discussione questioni di sistema ampie e profonde.

La seconda considerazione riguarda la problematizzazione dei programmi previsti. Tutto quello che si era pensato di fare deve essere rimodulato in una cornice profondamente mutata. Molte cose date per scontate e forse normali nell’ambito di una certa “arroganza”, hanno dovuto fare i conti con un cambiamento di paradigmi (Giac 4,13-16). Fa sicuramente del bene avere maggiore coscienza della fragilità e dell’incertezza degli schemi usuali e mettere in discussione certezze troppo scontate. Accontentarsi di messaggi rassicuranti è insufficiente. Non basta dire e dirsi “andrà tutto bene”. Un mondo che si nutre di ottimismo non ha alcuna garanzia davanti alle negatività. Non basta dire e dirsi “stiamo uniti”. Un mondo autoreferenziale è un mondo con una speranza modesta. Vale allora la pena rivedere schemi di vita troppo banali.

La terza considerazione ha a che fare con l’ansia registrata. L’ansia per un virus è comprensibile ed è sacrosanta. È giusto che davanti ad esso vi possa anche essere una certa apprensione. Viene però da chiedersi se non sarebbe il caso d’avere ansia per questioni altrettanto se non più gravi. Perché non interrogarsi sul senso della propria vita e sull’estraneità nei confronti del Dio dell’alleanza? “Che serve all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde o rovina se stesso?” (Lc 9,25). Si è sicuri d’avere paradigmi adeguati alla realtà? Si è sicuri che l’architettura del mondo così com’è concepita sia veramente coerente e sana? Non è illecito pensare che vi possano essere squilibri gravidi di conseguenze.covid

La quarta considerazione riguarda il senso d’impotenza della scienza. C’è da avere un enorme debito di riconoscenza nei confronti della scienza e del suo continuo progresso. C’è da ammirare chi ha svolto e svolge il proprio compito con sacrificio e abnegazione a livello medico, infermieristico, a livello della protezione civile e degli amministratori locali. Non si può d’altro lato non rilevare come in qualche caso sia presente un sentimento d’onnipotenza da parte della scienza. Questa vicenda aiuta a sottolineare quanto sia sbagliato pensare alla medicina con una fiducia incondizionata. Le statistiche riferiscono di persone positive, guarite e … decedute. L’evento mette allora giustamente in crisi le sicurezze della società della tecnica e del controllo, perché vi sono limiti oggettivi.

La quinta considerazione ha a che fare con la problematicità dell’autorità. Si è toccato con mano il fatto del controllo più o meno rigido da parte dello stato su individui e società. Tanti diritti affermatisi nel corso degli anni (di riunione, di associazione, d’impresa, di famiglia, dell’istruzione, del culto pubblico) sono stati cancellati. Ma se un diritto dipende dalla discrezione dell’autorità è un diritto discutibile. Qualunque sia la ragione prudenziale usata dall’autorità per far fronte all’emergenza, le soluzioni danno a pensare. Difficile rimanere indifferenti rispetto alla divinizzazione del mopadova vuota1ndo e al ridimensionamento così forte dell’idea dell’uomo in quanto essere sociale.

La sesta considerazione riguarda le conseguenze di questo evento. Si è coscienti delle conseguenze non solo sanitarie della questione, ma anche di quelle economiche e geopolitiche. È doveroso inquietarsi all’idea che vi possano essere speculazioni economiche e danni durevoli nell’economia reale. È altresì legittimo preoccuparsi per la modifica di assetti consolidati a danno di certi paesi ed è quindi giusto problematizzare la rimodulazione di certi “equilibri” a livello geopolitico. È evidente che certe rimodulazioni hanno anche una portata spirituale. Un’analisi realistica della realtà non dovrebbe rimanere indifferente a tale dimensione. Chi può sostenere che sia più importante il breve periodo dell’economia e del la politica rispetto alla dimensione spirituale?