Covid-19: come la chiesa sta affrontando l'emergenza

Culto 15 marzo 2020

Presidenza: Filippo

CI INCONTRIAMO NELLA SUA PRESENZA

Lettura biblica: 1 Samuele 2,6

6 Il Signore fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire.

In questi giorni stiamo affrontando l’emergenza Coronavirus; un’emergenza di dimensioni prima locali, poi nazionali e ora globali. Padova, fra Lombardia ed Emilia-Romagna, è l’epicentro di questa seconda ondata di contagi dopo la prima registrata in Cina. Un’emergenza che in pochi giorni ha portato a misure che non hanno precedenti: chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, chiusura delle chiese, chiusura degli esercizi commerciali, chiusura degli luoghi dello sport, distanza minima relazionale, divieto di riunione, riduzione della libertà di circolazione su tutto il territorio nazionale. Certo, la Costituzione italiana all’art. 16 stabilisce che la libertà di circolazione e soggiorno può subire delle limitazioni per motivi di sanità, ma la circolazione, non è stata solo ridotta, è stata vietata. Allora pensiamo un attimo a cos’altro è stato sacrificato sull’altare della sanità: il diritto all’esercizio del culto in pubblico, il diritto di riunione, il diritto all’istruzione, il diritto di associazione, il diritto d’impresa; assieme ad essi è la comprensione dell’uomo come essere fondamentalmente sociale che viene incrinata con varie consuetudini sociali. I tratti caratterizzanti la società fluida sono improvvisamente annullati da una globalizzazione che ha raggiunto il suo apice: solo gli acquisti in internet continuano ad essere possibili come se nulla fosse. Come se un giorno dovessero rimanere solo le azioni telematiche: istruzione telematica, relazioni telematiche, acquisti telematici, culti telematici. Una distopia nella quale si canterà dai balconi, senza abbracciarsi; nella quale si applaudirà qualcuno, senza stringergli la mano; nella quale ci si amerà, senza toccarsi. Certo, ci possono essere diverse opinioni sugli aspetti qualitativi e quantitativi di questa emergenza, ma essa è indiscutibilmente, alla luce di questa breve panoramica, reale. E non soltanto dal punto di vista sanitario.

Facendo il culto in questo contesto, anche se in forma diversa e forse un po’ timida, scegliamo di affermare, anzi confessare, qualcosa, che il brano tratto dal canto di Anna di aiuta a riconoscere.

  1. Confessiamo l’autorità. Davanti ad un’emergenza registriamo reazioni diverse: possiamo sovrastimarla oppure sottostimarla. La sovrastimiamo quando le attribuiamo una dimensione tale da esulare dalla sovranità di Dio, quando la gestione dell’emergenza la facciamo dipendere solo dalle nostre precauzioni. La sottostimiamo quando diciamo “andrà tutto bene” senza appellarci a chi ha veramente il controllo: un conto è l’automotivazione, un altro è la fede. La sottostima si fece anche all’epoca di Noè, quando si andava e veniva, finché arrivò il diluvio annunciato. Il Signore fa morire e fa vivere, non il Coronavirus. Facendo il culto affermiamo che il Signore ha il controllo della situazione dall’inizio alla fine, non il virus, non l’uomo. Egli dispone delle situazioni nella loro totalità esercitando la sua regalità.

  2. Confessiamo le priorità. Questi giorni sono stati giorni in cui ci si è interrogati sulle priorità: chi può accedere al pronto soccorso, a chi riservare i posti nei reparti di terapia intensiva, la scelta delle attività non soggette a limitazione da parte del Governo, la scelta dei nostri impegni in considerazione delle limitate possibilità di spostamento. Scendere nel soggiorno dei morti è la prospettiva finale di ogni uomo alla nascita e un’emergenza sanitaria inevitabilmente l’avvicina. Facendo il culto affermiamo che c’è Qualcuno che ha il potere di far risalire da quel soggiorno dei morti; in altre parole, depotenziamo il campo d’azione del virus: può far scendere nel soggiorno dei morti, ma non ha il potere di farvici restare. Allora si prendono tutte le precauzioni possibili per allontanarsi dal virus, ma non ci si allontana da Dio. Offrendo il nostro culto a Dio esercitiamo una responsabilità profetica: Dio ha dimostrato questo suo potere risuscitando Gesù, crocifisso per i nostri peccati. A chi vede solo il giudizio di Dio, noi ricordiamo la Sua grazia.

  3. Confessiamo la comunità. Questi sono giorni di grande prova per ogni formazione sociale. Per necessità e decreto siamo spinti verso l’isolamento. La società ideale oggi è a un metro di distanza gli uni dagli altri. Continuare a fare il culto significa affermare di essere inseriti in una storia più grande di quella dell’emergenza, di essere parte di uno stesso corpo, di un popolo che è indissolubilmente legato dall’opera dello Spirito Santo. Anna concludeva il suo canto affermando che il Signore avrebbe dato forza al suo re e se c’è un re, allora c’è anche un popolo (1 Sam 2,11). Fare il culto, in qualche modo, significa anche svolgere una responsabilità sacerdotale.

CELEBRIAMO LA SUA GRANDEZZA
    • Canto: “Dio regna” (n. 606)

  • Preghiera: liberamente sulla scia dell’introduzione
  • Canto: “Cammina con me” (n. 699)
  • Preghiera: preghiamo per coloro che sono maggiormente a rischio: chi lavora all’ospedale e chi è debole di salute.
  • Canto: “C’è una speranza” (n. 662)
  • Testimonianza: condivisione libera
ASCOLTIAMO LA SUA PAROLA
  • Canto: “Alba nuova” (n. 698)
  • Predicazione audio: “Io Sono” (Giovanni 8,48-59) (Pastore Pietro Bolognesi)
  • Canto: “Ti adoriamo e celebriamo” (n. 735)
RISPONDIAMO ALLA SUA CHIAMATA
  • Offerta: per chi lo desidera è possibile mettere da parte l’offerta per quando sarà possibile incontrarsi nei locali
  • Comunicazioni: la scaletta del culto di domenica prossima sarà disponibile all’indirizzo https://www.chiesaevangelicapadova.it/culto-22-marzo-2020
  • Benedizione: che la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti noi.