Riforma e pudori

SergioBlog

 

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31 ottobre 1517: Lutero affigge le 95 tesi sul portale della chiesa del castello di Wittenberg. Particolare da un dipinto di Ferdinand Pauwels (1872)

Come tutti sanno, la città di Wittenberg ha molte ragioni per dare vita a numerose iniziative culturali in occasione di questo 500mo anniversario della Riforma del XVI secolo. I turisti che colgono l’occasione per visitare quest’anno la città sono veramente numerosi. È quindi comprensibile come la città si sia organizzata in maniera speciale per cogliere l’evento e valorizzarlo.
Tra le tante iniziative turistiche di Wittenberg vanno segnalate le Porte della libertà. La parte antica della città è, infatti, accessibile da sette ingressi diversi a cui gli organizzatori hanno associato un nome diverso. La prima porta che si incontra uscendo dalla stazione ferroviaria è quella dell’accoglienza. Una torre d’avvistamento, permette al visitatore d’avere una panoramica della città. Essa è costruita nella forma di un libro che richiama la Bibbia di Lutero. Le altre porte hanno temi specifici: la spiritualità; la gioventù; la giustizia, la pace e l’integrità del creato; l’ecumenismo e la religione; la globalizzazione; la cultura.

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Il portone dove Lutero affisse le 95 tesi, com’è oggi dopo la sua ricostruzione .

Per gli organizzatori il termine “Riforma significa prima di tutto ‘dare forma’ al futuro”. Si tratta d’una sfida provocatoria. La Riforma non va vissuta con sentimenti nostalgici. Guardare semplicemente indietro sarebbe poco riformato visto che la chiesa nata da essa dev’essere semper reformanda. Una serie d’interrogativi accompagnano però questa notizia. Interrogativi sommessi, ma non peregrini. “Ci può essere un futuro per la chiesa e per il mondo tacendo temi che segnarono in maniera così incisiva la Riforma? È corretto occultare temi come peccato, grazia, giustificazione, fede, salvezza? Si tratta solo di pudore o c’è dell’altro? Siamo sicuri che Lutero sarebbe stato felice di passare attraverso le “porte” attuali di Wittenberg?”. Le istanze della Riforma di Lutero possono essere certamente modernizzate. Ci mancherebbe altro. I riformatori hanno sempre premuto per un sempre maggiore fedeltà alla verità della Scrittura. Ma rinnovare non significa raggirare. Un aggiornamento che si traduce in travestimento non è rinnovamento, ma travisamento.

Sarebbe bello pensare a una città con porte che aprano sulle sfide della sua storia, ma le porte attuali sembrano aperte sul politicamente corretto, non sulla storia corretta. Chissà se qualche evangelico tedesco avrà la franchezza di rimettere a fuoco le convinzioni che accompagnarono a suo tempo Lutero nell’azione di Riforma senza inutili pudori e senza travisamenti.
Pastore Pietro Bolognesi