Riforma e Consiglio delle chiese cristiane di Padova

SergioBlog

La notizia stuzzica. Stuzzica al punto che più persone da fuori città  hanno scritto per segnalare l’iniziativa. Come avviene in certi casi, essa è passata con rapidità  sui media: si è dato vita a un “Consiglio delle chiese cristiane di Padova”.

Un buon giornalista si chiede quante sono le chiese rappresentate e quale percentuale rappresentino nel contesto in cui operano. Se queste notizie sono state verificate non sono però state pubblicate. Di primo acchito non è dato di sapere cosa rappresentino nel contesto della città. Questo può essere relativo perché il messaggio che lancia un’iniziativa del genere è molto attraente. In un mondo lacerato da tante tensioni, il mondo cristiano sembra superare divisioni vecchie di secoli. In un anno come il 2017, che celebra il 500mo anniversario della Riforma protestante, questo messaggio non passa inosservato. Dopo la spaccatura del XVI secolo sembra si stiano aprendo nuove piste per riconciliare mondi diversi. La “diversità riconciliata” sembra un nuovo slogan in grado di soddisfare un po’ tutti.

La nostra chiesa è stata presa alla sprovvista. Non meraviglia l’iniziativa, ma meraviglia che non sia stato detto nulla a una chiesa che ha sempre incoraggiato il confronto. In vista di quest’anno il pastore ha avuto tre incontri, con il pastore luterano e con la pastora metodista ma non hanno mai parlato di nulla in proposito. In questi incontri si trattava di verificare se esistessero le condizioni minime per un’iniziativa comune in concomitanza del 500mo della Riforma. Non se n’è fatto nulla. Il pastore ha dovuto ammettere che la teologia dei sola, che caratterizza gli evangelicali, è diversa da quella fatta propria dai pastori luterano e metodista e che un’iniziativa comune per evocare la Riforma sarebbe stato qualcosa d’ambiguo.

Non pensiamo che la creazione di un Consiglio delle chiese cristiane a Padova sia stata un’iniziativa del delegato vescovile per l’ecumenismo. E allora viene da chiedersi quale sia il meccanismo che scatta in certe circostanze. Sembra si preferisca coinvolgere chi non solleva questioni teologiche di fondo. Noi evangelicali pensiamo che la Riforma non sia superata e che le sottolineature dei Riformatori rimangano in tutta la loro pregnanza anche a distanza di cinque secoli. Anche se molta acqua è passata sotto i ponti, nella loro lapidaria sinteticità  i sola rimangono come dei pilastri che nessun dialogo teologico è riuscito a superare.

I media sono bravi a suscitare emozioni. Si parla di certi avvenimenti senza approfondimenti. Su La difesa del popolo, giornale della diocesi di Padova, c’è una foto grande mezza pagina con cinque esponenti delle comunità religiose che hanno partecipato. Le foto piccole lasciano intendere che alla cerimonia non c’era quasi nessuno. Non ci si preoccupa neppure di dire se esistono altre chiese a Padova e perché non rientrano in questo “Consiglio”. Si sarebbe allora saputo che la chiesa luterana e quella metodista messe insieme non arrivano al dieci per cento dell’arcipelago evangelico padovano.

Il titolo poi è tutto un programma: “Nato dal nostro volerci bene”. Non sapevo che il romanticismo sia la strada da percorrere. Don Giovanni Brusegan afferma che la “comunione effettiva” è “dovuta a conoscenza reciproca, stima e fraternità” e dice che bisognerebbe “respirare il bene che ci vogliamo”. Poi riconosce che ci sono “diverse identità dogmatiche, dottrinali e pastorali” che fanno soffrire. Uno si convince che il Consiglio è proprio e solo un volersi bene che va al di là del confronto dogmatico!

In questi ambienti ecumenici è facile sentire sbandierare lo stendardo dell’unità  e sanzionare la mancanza di unità , ma di che unità  si parla?

Pastore Pietro Bolognesi