Ma è biblico il Festival biblico?

SergioBlog

di Pietro Bolognesi

A sentire certi notiziari si ha proprio la sensazione di un risveglio. Il Veneto è sede della 14ma edizione del Festival biblico. Le pubblicità accennano a centinaia di manifestazioni in diverse città: Vicenza, Verona, Rovigo, Padova, Vittorio Veneto … Il numero degli oratori, come pure delle persone coinvolte, è impressionante. Alcune centinaia. Il tema di fondo ha a che fare con la Bibbia. Sì, la Bibbia e il futuro.

Tra i tanti festival cui la cultura contemporanea ci sta abituando, un Festival biblico suscita un sussulto in coloro che per tanti anni hanno parlato di Bibbia in una terra diffidente e refrattaria come il Veneto. Forse sta cambiando qualcosa. Visto che si sollecita un sostegno economico viene quasi voglia di contribuirvi tanto la cosa sembra interessante.

La Bibbia e il futuro “ci connette al mistero del tempo che da sempre inquieta gli uomini e muove emozioni profonde che nutrono società, scienze, filosofie, religioni e arti. Il Festival vuole offrire la possibilità di scoprire cosa la Bibbia ha da dire sul futuro – inteso principalmente nel suo rapporto costitutivo con le nostre esistenze umane – e quali orizzonti dischiuda in proposito”. Che l’attenzione a questi temi possa essere fatta attraverso musica, cibi, workshop teatrali, conferenze, tavole rotonde, eccetera, è anche bello. La Bibbia ha una tale ricchezza da andare al di là di certi riduzionismi.

Un simile fermento fa veramente pensare a un autentico cambiamento. Una regione così segnata dalle tradizioni potrà finalmente conoscere vere trasformazioni! Come si fa a pensare alla Parola senza associarvi mutamenti concreti? I filoni sono tantissimi. Quello biblico-teologico, quello del dialogo, quello scientifico, quello sociale, quello letterario-artistico. Nello sfondo il lavoro, la famiglia, l’innovazione, la robotica, l’ambiente, la sostenibilità, la migrazione, la crescita demografica, la sicurezza, l’istruzione, la salute, l’anzianità, la denatalità, le religioni.

Con premesse di questo tipo ci si aspetterebbe anche che gli evangelici, fossero invitati in massa. Come ignorare la loro presenza sul territorio per favorire la lettura della Bibbia e per mettere le persone davanti alla grande questione del loro futuro davanti a Dio! A parte il solito Ricca e due pastore, si cercano invano altri nomi tra i tantissimi invitati. S’invitano tutti, non gli evangelicali. Si fa così passare l’idea d’una grande varietà e apertura, ma è tutto fumo. La strategia cattolica è nota. Si cerca d’inglobare le opinioni più diverse integrandole al proprio interno senza cambiare alcunché. Basta una briciola di discernimento per rendersene conto.

I burocrati dell’equivoco dell’unità si guardano bene dall’aprire qui in tutte le direzioni. Il termine “ecumenismo” suona bene, ma è declinato nell’ottica del bigottismo. Bigottismo salottiero, ma pur sempre bigottismo. Chi ha un’alta concezione della Bibbia dev’essere tenuto a debita distanza. Chi si pone nel segno della suprema autorità del dato biblico sembra infastidire troppo simili salotti. La ricchezza della Bibbia è tradita e ingannata.

C’è un secondo aspetto in cui la Bibbia è tradita e ingannata. Essere biblici significa prima di tutto riconoscere alla Bibbia Parola di Dio un ruolo veramente centrale. Questo non significa, evidentemente, fare sfoggio di versettologia. Significa piuttosto privilegiare una visione del mondo in cui la Bibbia Parola di Dio rivesta veramente un ruolo strutturante per il pensiero e la condotta. Si può dire che la Bibbia abbia avuto un ruolo così determinante nel delineare i temi trattati? Ci sono molti dubbi. Ma se il sola Scriptura non è privilegiato non è forse tradito? Malgrado la dicitura “Festival biblico” non si ha l’impressione d’essere in presenza di qualcosa di biblico.