Il dubbio (8) – La sua soluzione (a)

vermigliIl dubbio, Sermoni

Il dubbio

 

Lett.: Numeri 14,1-25

Fin qui si è visto che il dubbio è plausibile. Dio non ci colpevolizza e non ci schiaccia. Per questo accetta le nostre problematizzazioni e ci permette di porre questioni. Mentre ci permette di verificare e toccare ci fa anche vedere il bisogno d’interpretare.

Nel nostro percorso abbiamo anche cercato di vedere come il dubbio abbia attraversato la storia in generale, ma anche la storia biblica. Da questa carrellata ci siamo resi conto che non siamo gli unici ad avere certi sentimenti. Qualunque sia la vicenda che stiamo attraversando esiste una tipologia consolidata. Una tipologia in cui la paura, la comodità, il semplice chiacchiericcio, l’oblio, il vittimismo, la ribellione e la superficialità hanno un ruolo importante.

A questo punto non vogliamo che ci sia la minima possibilità di girare attorno alla questione. Prendiamo di petto la questione.

  1. La sua soluzione

Esiste una soluzione?

3.1 Dovete combattere

Mosè aveva raccomandato di avere “coraggio” (13,20). Vuol dire che la vita di queste persone avrebbe richiesto un atteggiamento particolare. Non sarebbe stata una semplice escursione. Sarebbe stata un’avventura in cui sarebbe stato messo in gioco il cuore stesso.

Gli esploratori non potevano limitarsi ad essere semplici burocrati che repertoriavano dei dati. Dovevano interpretarli mettendo in gioco il proprio cuore. Dove avrebbero potuto collocare i giganti, le città fortificate, le difficoltà, le insidie, i problemi? In quale mappa sarebbero stati collocati? Avrebbero avuto un cuore coraggioso?

La realtà richiedeva più che i loro sensi, tirava in ballo il cuore e tutti sanno che il cuore è qualcosa di molto profondo. Il “coraggio” avrebbe loro permesso di stanare le divisioni che potevano essere in loro, di spezzare tali divisioni e di unificare la propria vita.

La vita non richiede semplicemente una vista lungimirante. Richiede un cuore coraggioso. La terra promessa è per chi ha coraggio. Per chi accetta di combattere contro i giganti, ma anche contro la propria incredulità.

Quando si parla di coraggio si parla della relazione con Dio. Solo il fermo radicamento nel controllo delle situazioni da parte di Dio, permette d’interpretare in modo coraggioso le situazioni. Sarebbe ingenuo pensare che Giosuè e Caleb avessero in loro stessi il coraggio. La loro fiducia s’inseriva nella convinzione della fedeltà di Dio e della sua provvidenza.

“L’ombra che li copriva s’è ritirata” (14,9). Quel popolo non può più contare sulla provvidenza di Dio. Qual è la forza dei giganti senza la provvidenza di Dio? Sarebbe così bello se la nostra visione del mondo fosse impregnata del senso della provvidenza di Dio! “Se l’Eterno ci è favorevole…”!

La visione di Caleb e Giosuè non era un sussulto sentimentale o temporaneo. Era certamente innervato nelle liberazioni realizzate da Dio, ma era anche impregnato del senso della sua provvidenza. Cosa saremmo senza “l’ombra” di Dio? Chi pensiamo di essere senza la sua copertura? Chi saremmo “se l’Eterno [non] ci è favorevole…” (Num 14,8)?

Calvino scrive: “Dio redarguisce la ns. incredulità per togliere e strappare dai ns. cuori tutte le diffidenze, i dubbi e le dispute perverse” (Ist., 3.2.15). Il dubbio serve a strappare il dubbio. Lo colloca in una cornice più ampia, quella della relazione con Dio. Quella del Suo controllo sulla storia.

La storia del popolo di Dio è la storia di una promessa mantenuta. Dio ha promesso di rimanere fedele alla sua promessa anche se gli uomini dubitano di lui. Dio, infatti, perdonerà (Num 14,17-20), ma non potrà cancellare le conseguenze dell’incredulità. Vengono le lacrime agli occhi al pensiero di un simile Dio. Così disprezzato e così adattato alla malvagità umana.

Chi dubita di Dio stesso. E’ incredulo nei confronti della sua promessa e della sua provvidenza. Si confonde col popolo di Dio, ma è animato da “un altro spirito” (Num 14,24) e il suo cadavere cadrà nel deserto (Num 14,32). “Quegli uomini … morirono colpiti da una piaga” (14,37).

Alcuni avevano scelto di porsi davanti alla questione dell’esplorazione col proprio cuore e non solo con il sentimento o la ragione. Il cuore univa la loro esistenza. Permetteva loro di non confondere il buon senso con la promessa e allora potevano combattere. Avevano una trama in grado di far fronte a quel che avevano visto.

Come potevano fermarsi nelle tenebre del dubbio se avevano creduto alla promessa!? Avevano scelto di non vivere in modo frammentario e potevano muoversi in maniera unitaria.

3.2 Dovete decidere

Anche se le apparenze potrebbero dare un’altra impressione, il dubbio è un fenomeno tendenzialmente collettivo. C’è un’incertezza che trova spazio in modo diffuso nei gruppi. Essi si pavoneggiano nel pensare di saperla più lunga di chi si fida solamente dell’ordine del Signore.

Le compagnie che si frequentano hanno allora una notevole importanza. Possono concorrere a rafforzare il dubbio sul disegno di Dio o possono aiutare a vincerlo.

Laddove possibile, i velieri del passato cercavano di navigare abbastanza vicino alle coste per evitare i pericoli del mare aperto. Sarebbe ingenuo pensare di poter far fronte ai venti del mondo distanziandosi dalle rocce sicure della fede.

Bisogna allora scegliere presso chi è meglio stare. Le persone che combattono saranno combattute. Chi va controcorrente incontrerà resistenze d’ogni tipo. Sono quelle che non vanno giù al popolo. “Tutta la radunanza parlò di lapidarli…” (14,10).

Avete mai tentato di camminare controcorrente quando c’è una fiumana di persone che va in una direzione? Sembra che siano pochi quelli che riescono veramente ad avanzare.

Si è visto quanto contagiosa potesse essere l’ottica del dubbio. La storia insegna che non ci si può fidare del sentito dire, che non basta andare con la massa. La storia insegna che le masse hanno spesso torto.

Cerca la compagnia giusta! Non importa se sarete solo in due. Verrà il tempo della raccolta. Bisogna scegliere se stare in compagnia dei molti che dubitano, o dei Caleb e dei Giosuè che hanno il senso della provvidenza di Dio e s’aggrappano alla certezza della sua promessa di Dio.

La scelta ha come corollario l’entusiasmo, l’ardore e l’impegno, non la pigrizia. I discepoli sulla via di Emmaus erano stati in dubbio circa l’identità del Signore Gesù, ma quando capirono chi avevano incontrato, esclamarono: “non ardeva il ns. cuore?!” (Lc 24,31).

Si possono sentire tante cose sul Signore e sulla Sua opera, ma cosa fa veramente parte delle mie convinzioni? Le convinzioni della fede sono le più profonde e le più intime. Esse sono le più tenaci. Anche se la lotta per il trionfo della promessa è aspra, la convinzione della fede possiede l’energia necessaria per essere vittoriosa.

Ma la fede non può essere raccontata nei salotti bene. Essa è fatta per essere confessata. La fede e come certi canti patriottici, è destinata ad essere cantata sui campi di battaglia. Là dove il rischio di prendere posizione è costoso. Sì, allora possiamo combattere e possiamo alzare una bandiera. “Ma tu hai dato a quelli che ti temono una bandiera…” (Sal 60,4).

Che libertà! La fede teme solo Dio. Cartesio diceva, “Cogito ergo sum” (Penso, perciò sono), il credente dice “Credo, ergo sum, ergo Deus est” (Credo, perciò sono, perciò Dio è).

Fanatismo? No, fede nella promessa, nella provvidenza e nel favore di Dio! Allora combatto contro me stesso e decido d’affiancarmi a Caleb e Giosuè.