Il dubbio (7) – La sua fisionomia (e)

vermigliIl dubbio, Sermoni

Il dubbio

 

Lett.: Dt 1,20-33

Con oggi concludiamo la riflessione su 2. La fisionomia del dubbio. Dopo aver considerato 1. La sua plausibilità abbiamo cercato di tratteggiarne le caratteristiche. Se Dio vuole concluderemo poi su 3. La sua soluzione. Stiamo quindi ancora parlando della fisionomia del dubbio. Domenica scorsa vedevamo come il dubbio possa ripresentarsi (Potete ritrovarlo) e che era importante il Poterlo discernere.

2.7 Potete qualificarlo

A leggere il riassunto che questo testo propone dell’episodio che stiamo leggendo, ci si rende conto della superficialità con cui vengono affrontate molte situazioni. “Mandiamo degli uomini davanti a noi che ci esplorino il paese e ci riferiscano qualcosa del cammino per il quale dobbiamo salire e delle città alle quali dovremo arrivare” (Dt 1,22).

L’espressione sembra lasciare intendere che si voglia avere un’impressione di prima mano sul cammino e sulle città. Non qualcosa di profondo, ma di formale. Siamo tutti in grado di capire quando qualcuno mostra interesse superficiale per qualcosa. “Come va? Dimmi qualcosa di te”.

Il dubbio è, in effetti, favorito dalla superficialità. Quando ci si accontenta dell’apparenza delle cose, si colgono solo le apparenze. Ma le cose che contano veramente non sono sempre quelle che si colgono accontentandosi dell’immediato. L’apparenza può suscitare emozioni e reazioni, ma non fornisce la piattaforma di cui ciascuno ha bisogno per le proprie scelte.

Per affrontare il dubbio non bisogna accontentarsi delle apparenze, bisogna capire le questioni di fondo. La domanda che bisogna quindi farsi è “Quanto in profondità voglio andare?”

Abbiamo già rilevato la dimensione contagiosa e collettiva del dubbio. Molte collettività vivono di superficialità. Si può capire come davanti ai rischi della promessa molti fossero pronti a tornare in Egitto! “Nominiamoci un capo e torniamo in Egitto” (Num 14,4)!

La superficialità sposa spesso le collettività. C’è di più. Malgrado la sua inconsistenza la superficialità ha spesso una forte valenza militante e proselitistica in contrasto con le proprie formali caratteristiche. Non si penserebbe che chi dubita riesca a convincere altri del proprio dubbio, ma questo è purtroppo quello che spesso avviene.

E quando uno solleva un dubbio sembra che la cosa più “normale” sia quella di farsene carico. In ciascuno di noi c’è uno spirito da “assistente sociale”. Lì troviamo gratificazione e compiacimento.

Le persone si compattano con una reale empatia. Ma siccome non possiedono soluzioni, si muovono come dei burocrati: “Mandiamo degli uomini davanti a noi che ci esplorino il paese e ci riferiscano qualcosa del cammino per il quale dobbiamo salire e delle città alle quali dovremo arrivare” (Dt 1,22).

Un primo corollario della superficialità è l’inattività. Le persone finiscono per rimanere dove sono. S’induce un’ansia che non tocca le vere questioni e che nel medesimo tempo allontana l’impegno. Si finisce per trovarsi in una stanza buia e paralizzante.

Quante persone paralizzate! Potrebbero pensare in grande, afferrare la promessa di Dio, iniziare a sognare e sono invece alle prese con questioni insulse, superficiali e paralizzanti.

Paralisi come se lo Spirito non fosse all’opera. “Lo Spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio” (1 Cor 2,10). Lo Spirito Santo spinge in avanti. Sollecita ad ubbidire. Quando Dio vuol mettere in cammino Pietro perché incontri un pagano e gli annunci la salvezza, lo invita a non esitare. “Scendi, va con loro senza fartene scrupolo….” (At 10,20). Il dubbio è mancanza di fiducia nello Spirito.

Il secondo corollario della superficialità è la segreta ricerca di sicurezza. “Siamo sicuri che chi dubita non sia in fondo alla ricerca di una paradossale certezza? Non sarebbe forse alla ricerca di una situazione in grado di metterlo al riparo da qualunque forma di rischio? Non sarebbe questo il segno di un rigetto dell’opera dello Spirito?”

Il dubbio diventa allora una specie di postura che non ha molto a che fare con le domande che si formulano. Gli interrogativi sono pretesti per non fare i conti con la promessa di Dio. Sarebbe così bello se potessimo dirci veramente come stanno le cose!

Ci sono persone che hanno dubbi senza fine su Dio, la fede, la chiesa… “Ci sono troppe chiese”, “Sono divise”, “Non è possibile scegliere una chiesa perfetta” e via discorrendo. In questo modo s’alimenta il dubbio ed una sorta di cinismo per cui non ci si sente d’impegnarsi. Grazie a Dio esistono parametri in grado d’aiutare. Calvino scriveva: “dovunque vediamo la Parola di Dio predicata e udita… qui fuor di dubbio…” (Ist 4.1.9).

Insieme al dubbio della paura, della comodità, del chiacchiericcio, dell’oblio, del vittimismo, della ribellione, vi è anche quello della superficialità.

2.8 Potete vincerlo

“Ecco, l’Eterno, il tuo Dio, ha messo davanti a te il paese, sali, prendine possesso, come il Signore, il Dio dei tuoi padri t’ha detto, non temere e non ti spaventare” (Dt 1,21).

I giganti che possono tenerci fuori dal riposo previsto da Dio sono tanti. Ciascuno potrebbe fare un lungo elenco d’incertezze plausibili. Ma l’Evangelo è una chiara scommessa nei confronti di Dio senza se e senza ma. Se gli uomini hanno dubbi, Dio dà la direzione. Perché confondere il buon senso degli uomini con la promessa di Dio? “Se l’Eterno ci è favorevole, c’introdurrà in quel paese e ce lo darà…” (Num 14,8).

Ciò che fa la differenza su tutti gli orizzonti della vita è il rapporto con Dio. Paolo affermava: “Io so in chi ho creduto” e Giovanni dichiarava “e noi siamo in colui che è il vero Dio” (1 Gv 5,20).

Si tratta d’un portentoso sentimento di certezza che lascia allibiti gli scettici di ogni tempo. L’Evangelo che salva è un Evangelo che trasmette un senso di certezza. Dio si serve dei suoi servitori per rivolgerci la Sua parola. Puoi fidarti!

Io vi dissi: «Non vi spaventate e non abbiate paura di loro. Il Signore, il vostro Dio, che vi precede, combatterà egli stesso per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in Egitto e nel deserto, dove hai visto che il Signore, il tuo Dio, ti ha portato come un uomo porta suo figlio, per tutto il cammino che avete fatto, finché siete arrivati in questo luogo». Nonostante questo, non aveste fiducia nel Signore vostro Dio… (Dt 1,29-32).

Dio faceva udire la sua voce attraverso Caleb e Giosuè! Senti la certezza di Dio nelle parole di Caleb e Giosué? «Non vi spaventate e non abbiate paura di loro. Il Signore, il vostro Dio, che vi precede, combatterà egli stesso per voi, come ha fatto tante volte”.

Gli uomini che hanno ubbidito a questa voce hanno conosciuto la benedizione del Signore. La Scrittura insegna a chiedere a Dio per non rimanere in dubbio, perché chi dubita è “simile ad un’onda di mare, agitata dal vento e spinta qua e là” (Giac 1,6). Rischiamo per Dio!

La fede può allora essere scossa da molti dubbi, inquietudini e paure… ma “per quanto duri e violenti siano gli assalti che [i credenti] devono sostenere, essi li vincono sempre e, respingendo le tentazioni, mantengono la loro forza” (G. Calvino, Ist., 3.2.37). “Poiché la fede deve rispondere alla semplice e gratuita promessa di Dio, non sussiste alcun dubbio” (Ist., 3.2.38).

Signore liberami dalla superficialità nei tuoi confronti!

Liberami dall’inattività e dalla ricerca di sicurezza.

Signore rendimi cosciente del tuo amore e geloso della tua gloria!