Il dubbio (6) – La sua fisionomia (d)

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Il dubbio

 

Lett.: Numeri 14,1-25

  1. La sua fisionomia (c)

In precedenza si è cercato di capire se fosse possibile cogliere una specie di fisionomia del dubbio. Si è cercato di capire come esso si presenti. Si sono rintracciate le sue tracce nella storia e si è cercato di delinearne la fisionomia.      

Talvolta si pensa che quando si sono capite certe cose, esse rimangono per sempre. Non è sempre così. Il dubbio può essere come una talpa che riemerge nel corso del tempo.

2.5 Potete ritrovarlo

Quando si comincia a dubitare si tende a ricadere in modo ricorrente nello stesso problema. Si tratta di uno stato d’animo caratterizzato da una certa frequenza. Ci sono quelli che hanno tentato il Signore “dieci volte e non hanno ubbidito” (14,22). La storia del popolo di Dio è stato spesso segnato da queste tragiche ricadute.

Non si tratta di prendere alla lettera il numero dieci. Ma la diffidenza verso Dio è stata già molto frequente. Esodo 5,19-21; 6,9: l’insofferenza dei sorveglianti del popolo dopo l’aumento del lavoro indotto dall’intervento di Mosè verso Faraone; Esodo 14,10-12: il popolo schiacciato dall’esercito di Faraone davanti al Mar Rosso; Esodo 15,22-24: il popolo davanti all’acqua amara di Mara; Esodo 16,1-3, 19-28: il fastidio per il cibo nel deserto e l’episodio della manna; Esodo 17,1-4: l’assenza di acqua a Refidim; Esodo 32,1-35: il vitello d’oro mentre Mosè si trova sul Sinai per ricevere le tavole della legge (cfr anche Num 11,1-3, 4-34; 14,3).

Anche in questo caso, la presa di posizione di Caleb e Giosué non mette in moto alcun ripensamento. Si riesce solo a pensare al loro annientamento.

Accade spesso. Anziché mettere in discussione la propria spiritualità, ci si sente minacciati dall’altrui integrità. E allora si cerca di demolire chi è portatore di una simile visione. Per loro è troppo difficile udire e far propria la confessione di Caleb e Giosuè: “L’Eterno è con noi, non ne abbiate paura” (14,9).

Come si spiega la violenza del popolo nei confronti di queste persone? Perché tramano di linciarli? Non ci si rende sempre conto della cattiveria che accompagna la disubbidienza di chi si oppone a Dio. Ci rendiamo conto? Anche se il dubbio può apparire una forma di debolezza, contiene una tragica violenza.

E’ probabile che la loro violenza dipenda dal fatto che essi si sentano giudicati dall’atteggiamento di fiducia verso Dio. Sanno anch’essi che Dio potrà provvedere, ma volendo scegliere la comodità devono respingere la verità e per questo si sentono in colpa.

Così capiamo che c’è una stretta correlazione tra dubbio e colpa. Non si può dubitare di Dio senza avvertire il dramma della colpa verso Dio. S’insiste sul dubbio perché si è alla ricerca di nuove certezze. Per questo ci s’incancrenisce in un mondo senza via d’uscita e nella colpa.

Alcuni giungono a sostenere che “La fede che non dubita non è fede” (Miguel de Unamuno). Ci sono persone che pensano che la fede sia al centro del dubbio ed il dubbio sia il cuore della fede. Secondo C.M. Martini ciascuno avrebbe in se un credente e un non credente che s’interrogano a vicenda. Il dubbio sarebbe allora uno stimolo per ancorarsi alla fede.

Il dubbio appare quindi uno stile di vita. In passato il dubbio passava, ora non deve più passare. Deve rimanere come “percorso superiore” della vita umana. Ci deve essere una fragilità permanente con lo scopo di minare la fiducia.

Il dubbio e l’incertezza vengono allora coltivati come la forma più elevata di certezza. Questa forma sublimata di fede ha una sua forza contagiosa. I proseliti sono molto numerosi. Guai essere certi. Bisogna sempre dubitare. La certezza sarebbe una forma di presunzione che bisogna estirpare.

Come si è appena accennato, anche se il dubbio si presenta spesso come una forma di titubanza e incertezza tale da inibire ogni iniziativa, può essere molto attivo e violento. Gli esploratori problematici sono loquaci e il popolo sembra decidere con facilità il da farsi. Il popolo mormora contro Mosè e Aronne (14,2), si orienta a tornare in Egitto con un uovo capo (14,4), si dispone a lapidare Caleb e Giosué (14,10), s’ostina a voler salire contro il nemico (14,44).

La sottomissione a Dio ha come contropartita l’opposizione da parte di chi non ci sta. E’ una legge tragica.

2.6 Potete discernerlo

Mosè capisce la gravità di questa disobbedienza. Non è una semplice postura intellettuale davanti alla scelta della fede, è una scelta spirituale. Mosè sa però che la vita del popolo non è nello scetticismo o nella ribellione a Dio, ma nella fede e nella sottomissione a Lui.

E allora intercede per il popolo fondandosi sulla promessa di Dio. “Ora si mostri, ti prego, la potenza del Signore nella sua grandezza, come tu hai promesso dicendo: ‘Il Signore è lento all’ira e grande in bontà; egli perdona l’iniquità e il peccato…” (14,17-18).

La richiesta di perdono deve però fare i conti col fatto che si tratta di un problema ricorrente. Dio prende in considerazione la preghiera di Mosè, ma può ignorare l’insistenza con cui questo popolo ha dubitato? Si evocano “quelli che mi hanno tentato già dieci volte” (14,22). Un’altra versione dice “quelli che hanno voluto forzarmi la mano”.

Dubitare della promessa di Dio equivale a dubitare del suo amore. Il dubbio sulle cose è spesso la premessa per il dubbio sulla Persona. Quando lo si considera mettendolo in rapporto con Dio ci si rende conto che è qualcosa d’enorme e centrale che mina la franchezza della fede.

Il dubbio sembra allora attingere a questa profonda dissociazione personale. Lo si può discernere nella tecnica della problematizzazione e anziché della soluzione. Le spie dicono i problemi, ma non dicono esplicitamente di non andare. “Certo è un paese che stilla latte e miele, ed ecco dei suoi frutti; soltanto vi è questo… “ (Num 13,28-9). E’ una piccola spia della loro dissociazione.

Le persone che si nutrono del dubbio sono persone che inducono a pensare negativamente anche se non si dichiarano sempre apertamente. Danno l’impressione di essere obiettivi, in realtà sono negativi e con le loro domande inducono atteggiamenti negativi.

Le persone segnate dal dubbio si nutrono di doppiezze. Si legge di “persone con doppia mente/indecisi/ipocriti” (Sal 119,113: sèapim). Il Salmista dichiara di “odiare” tali persone. Esse si nutrono di uno spirito d’incredulità.

Osservando gli atteggiamenti del popolo anche nel confronto coi profeti di Baal, Elia li rimproverava: “Fino a quando zoppicherete dai due lati? Se l’Eterno è Dio, seguitelo; se poi lo è Baal, seguite lui” (1 Re 18,21: sèapim). Il popolo non sapeva replicare perché si nutriva di questa incertezza.

Nel NT si legge della perplessità (aporeô) di certe persone come Erode davanti a Giovanni Battista (Mc 6,20); come le donne davanti al sepolcro vuoto (Lc 24,4); come i discepoli davanti all’annuncio di un traditore fra loro (Gv 13,22); come il governatore Festo davanti alla situazione dell’apostolo Paolo (At 25,20); come l’apostolo Paolo davanti alle ambiguità dei Galati (Gal 4,20). Cfr anche l‘uso del verbo diaporeô (Lc 9,7; At 2,12; 5,24; 10,17).

Il dubbio è qualcosa di talmente profondo nelle persone che persino davanti alla resurrezione del Signore Gesù “alcuni dubitarono” (Mt 28,17). Il dubbio è come una montagna. Abbiamo bisogno delle montagne, ma le montagne non sono fatte per viverci in maniera permanente. Vivere in maniera permanente nel dubbio, è un’opzione rovinosa.

Per questo, vivere nel dubbio è un’opzione dannosa, molto dannosa. E’ una vera e propria pozzanghera fangosa. “Abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio” (Giuda 22).

“Signore aiutami a discernere il dubbio che mina le tue promesse. Aiutami a discernere chi con le domande getta ombre sulla tua azione. Fa che io possa conoscere la certezza della tua promessa. Aiutami a fidarmi della Tua Parola”.