Il dubbio (4) – La sua fisionomia (b)

Pietro BolognesiIl dubbio

Il dubbio

 

Lett.: Giac 1,2-17 (Numeri 13,1-33)

  1. La sua fisionomia (b)

L’ultima volta abbiamo cercato di vedere come il dubbio avesse una lunga storia e come fosse sbagliato pensare che chi si trova nel dubbio vivrebbe qualcosa di così personale da non poter essere condiviso e superato. 2.1 Potete seguirlo; ma 2.2 potete acquetarvi. Abbiamo anche visto come la Scrittura presenti persone e anche discepoli che sono passati attraverso il travaglio del dubbio per poi uscirne.

Abbiamo visto come nello sfondo del dubbio vi sia la tendenza a dissociare la vita tra le cose relative al mondo reale e quelle relative al mondo della fede. Caleb e Giosuè erano animati “da un altro spirito” che permetteva loro di unire la loro vita.

2.3 Potete precisarlo (le sue caratteristiche e cause)

Ora vale la pena evocare alcune palesi manifestazioni del dubbio, precisandone le caratteristiche. Siccome può essere utile avere presente la fisionomia del dubbio si cercherà di tracciare cinque grandi “tipi” di dubbio.

(1) Il dubbio della paura. “Divora i suoi abitanti” (Num 13,32; cfr Sal 27,1). La paura era dovuta all’abbaglio suscitato dai nemici. Davanti a loro si sentivano fragili e s’immaginavano qualcosa d’evidentemente assurdo: “Divora i suoi abitanti”!

La paura era forse anche indotta dalle notizie ricevute su straordinarie avventure di tali persone. C’erano probabilmente molte leggende e queste spie si erano fatte impressionare da tali racconti. Non avevano capito che il nemico è sempre molto bravo a descriversi come qualcuno di potente. In questo modo riesce ad incutere terrore e la gente viene vista “tutta alta di statura” (32).

La conclusione è che ci sono tante leggende sulla potenza del nemico e tante incertezze sulle capacità di Dio. I contenuti del dissenso non erano chiari. Che vuol dire “Divora i suoi abitanti”? Il risultato era però certo. C’era fragilità e paura.

Si può dire che erano dentro al popolo, ma in fondo non si erano alimentate delle gesta di Dio. Dubitavano del suo divino potere. Temevano di più i nemici che Dio. Con la loro paura contagiavano il popolo e ne indebolivano la fiducia in Dio. Era qualcosa d’immorale. Essere formalmente dentro e assumere anche delle responsabilità, ma farlo senza tenere conto dei valori propri a quel tipo di avventura. Mentivano perché in fondo non erano a proprio agio col progetto di Dio.

Ci sono dubbi dovuti alla fragilità, ignoranza, immoralità. Ci si sente inadeguati, paurosi e si mente, perché si guarda esclusivamente alle proprie capacità e non a Dio.

(2) Il dubbio della comodità. La “gente è alta di statura” (Num 13,32). Questi esploratori ambivano alla comodità. Erano andati a esplorare il paese della promessa come sarebbero andati a fare una scampagnata. Pensavano al proprio conforto, a qualcosa di agevole rispetto alle proprie abitudini.

“Il pigro dice: ‘là fuori c’è un leone’” (Prv 22,13)! E’ un modo per non impegnarsi. “La via del pigro è come una siepe di spine” (Prv 15,19). Si alimenta l’ansietà e l’inquietudine che bloccano ogni iniziativa.

Si guardano i pericoli e non si accettano i rischi di nemici che richiedono impegno. E’ vero che i giganti sono alti, ma qui ci si accontenta dello status quo pensando che il Dio della promessa non possa incidere in tali circostanze.

In questo modo i problemi vengono ingigantiti e le risorse vengono minimizzate. Il nemico può essere guardato dal basso della propria insignificanza trastullandosi col fatto che egli è alto, o mettersi a lavorare per osservare le cose da un altro punto di vista. La prospettiva dalla quale guardiamo ai problemi dice qualcosa della nostra visione del mondo.

Il dubbio è spesso il vociare della pigrizia. Non ci si vuole impegnare seriamente. La vita di fede è una battaglia permanente contro il dubbio, mentre l’incredulità è ozio, indolenza e mancanza d’impegno davanti alle difficoltà. L’abulia, l’apatia, la ricerca della comodità sono incompatibili con la vita nel regno.

Guai fidarsi delle persone pigre. Esse sono i più efficaci canali del dubbio.

Ci sono dubbi che hanno a che fare con le apparenze immediate, con la prigrizia e con la mancanza d’impegno. Si pensa alla propria comodità senza pensare che Dio possa intervenire nella sua onnipotenza.

(3) Il dubbio del chiacchiericcio. “E si dissero l’un l’altro” (Num 14,4). Si capisce che c’è stato un passaparola. Non avevano i telefonini o facebook, ma comunicavano tra loro in maniera molto efficace.

Sembra che nei corridoi sia assai facile fare circolare notizie allarmistiche. Non si paga pegno. E’ un vecchissimo meccanismo che è ancora molto in voga. Certe persone sono estremamente comunicative nei corridoi e mute fuori da essi. Presenti sui network, ma assenti altrove.

Il Salmista insegna che chi dimora nella tenda dell’Eterno e sul monte della sua santità “non calunnia con la sua lingua, né getta vituperio contro il suo prossimo” (Sal 15,3). Chi invece non frequenta Dio ama frequentare le banalità umane.

Il risultato è che attraverso queste notizie di corridoio si riesce ad avere numero di adepti molto elevato. Le spie attanagliate dal dubbio sono di gran lunga più numerose di quelle che si fidano di Dio. Dieci contro due! Il dubbio si spande a macchia d’olio.

Non ci si rende sempre conto che sono sempre più numerosi coloro che seminano il dubbio anziché la fiducia nel Dio della promessa. Più numerosi quelli che problematizzano anziché coloro che si elettrizzano davanti allo scenario della promessa.

E’ allora evidente che certe frequentazioni hanno un’influenza negativa. Si viene esposti ad atteggiamenti o commenti che nutrono l’incertezza. Capisco chi smette di frequentare certe persone per evitare d’essere influenzati negativamente nella propria vita. La contiguità con certe persone, libri, situazioni, favorisce o allontana il dubbio o viceversa lo foraggia.

Certe persone sono permanentemente titubanti mentre altre osano affrontare le questioni. Nehemia era un uomo fermo nei suoi propositi. “Un uomo come si darà alla fuga?” (Neh 6,11; cfr anche Dn 11,32; At 20,22). Si poteva scegliere la sua compagnia o lo si poteva fuggire.

Ci sono persone generalmente ottimiste o ingenue, e ce ne sono di quelle sistematicamente problematiche. Non si tratta di preferire persone ingenue a quelle problematiche. Bisogna pensare invece che ci sono persone che hanno un reale senso di Dio e altre che non ce l’hanno.

C’è allora una dimensione collettiva del dubbio che non deve essere ignorata con tutte le relative conseguenze.

Ci sono dubbi che hanno a che fare col sospetto che caratterizza certi contesti e che funzionano come meccanismi inibitori e di incertezza permanente.

Precisare le caratteristiche e le cause del dubbio è sempre un’operazione salutare.

(1) Il dubbio della paura. “Divora i suoi abitanti” (Num 13,32). Ci sono dubbi dovuti alla fragilità, ignoranza, immoralità. Ci si sente inadeguati, paurosi e si mente, perché si guarda esclusivamente alle proprie capacità e non a Dio.

(2) Il dubbio della comodità. La “gente è alta di statura” (Num 13,32). Ci sono dubbi che hanno a che fare con le apparenze immediate, con la prigrizia e con la mancanza d’impegno. Si pensa alla propria comodità senza pensare che Dio possa intervenire nella sua onnipotenza.

(3) Il dubbio della chiacchiericcio. “E si dissero l’un l’altro” (Num 14,4). Ci sono dubbi che hanno a che fare col sospetto che caratterizza certi contesti e che funzionano come meccanismi inibitori e di incertezza permanente.

In Dio non c’è incertezza né divisione (adiakritos: Gc 1,17). Il suo disegno è qualcosa d’integrale. Il dubbio è, per contro, opposizione alla sua promessa

Diventare persone adulte significa chiamare per nome le cose e collocarle dentro al disegno di un Dio amorevole e misericordioso.

A ben vedere se c’è qualcosa che unisce tutto al dubbio è la mancanza di vera relazione con Dio. E una relazione compromessa rimane un disagio che compromette tutto. Qualunque sia la buona intenzione, una relazione spezzata lascia degli strascichi nelle scelte che si vorrebbero fare.

Dio t’invita allora a cercare di risolvere i dubbi con un’autentica relazione con Lui. La paura, la comodità, il chiacchiericcio non sono la soluzione.