Il dubbio (3) – La sua fisionomia (a)

Pietro BolognesiIl dubbio

Il dubbio

 

Lett.: Luca 24,36-43 (Numeri 13,1-33)

La volta scorsa si è capito che il dubbio è qualcosa di plausibile per la rivelazione biblica. Davanti alle titubanze del popolo, Dio non ha mostrato reticenza. Anche se Dio è Dio, 1. Potete problematizzare. La promessa di Dio non sembrava bastare. Il Signore vuole persone convinte e per questo è pronto ad accettare i loro dubbi. 2. Potete toccare. Il Signore lascia che siano raccolte informazioni precise. 3. Potete verificare “Quelli dunque salirono ed esplorarono…” Nessuna limitazione. 4. I dati non esistono a sé. Bisogna interpretarli. Potete interpretare. Alla fine di tutto, però, bisogna scegliere: 5. Potete scegliere.

            Ora vogliamo fare un passo ulteriore chiedendoci se c’è una specie di fisionomia del dubbio. Come si presenta? E’ possibile trovare le sue tracce nella storia e delinearne la fisionomia?

  1. La sua fisionomia (a)

Potrà essere utile evocare l’idea del dubbio nel corso della storia. Poi si accennerà a qualche personaggio biblico.

2.1 Potete seguirlo (le sue manifestazioni nella storia)

Qualcuno pensa che il dubbio sia qualcosa di così personale ed intimo da non poter essere sempre capito. “Cosa ne possono sapere gli altri?” Con un simile pensiero si rischia di rimanere imprigionati da esso.

A ben vedere, però, il dubbio ha una lunga storia. E’ allora un buon esercizio tentare di collocare le cose che ci preoccupano in una cornice la più ampia possibile.

Si potrebbe iniziare con Socrate anche se il suo non era un dubbio scettico e assoluto. Insinuando il dubbio, cercava di mettere in discussione le false certezze in cui si crogiolavano gli ignoranti. Attraverso i suoi interrogativi cercava di raggiungere l’obbiettività. Si potrebbe quindi dire che il dubbio aveva una funzione positiva in quanto mirava a mettere in discussione le cose false e illusorie.

Il dubbio si diffonde poi soprattutto al tempo dell’umanesimo. Il dubbio è collegato alla ricerca della verità. Erasmo in particolare inaugura l’era del dubbio filologico. Avanzando dubbi sull’autenticità dei testi antichi si propone di recuperarne il testo originario attraverso l’esame rigoroso. Erasmo si vuole esclusivamente fondare sugli accertamenti filologici possibili e così sospendeva il proprio giudizio sulla validità delle fonti.

Dubitava anche di riti e cerimonie che non fossero fondati sui testi, ma anche dell’apostolicità di certi scritti neotestamentari. I cattolici lo accusarono di arroganza, qualche protestante di scetticismo. Si presentava come qualcuno che conduceva la ricerca prescindendo da un qualunque verità dottrinale.

Castellione elevò l’arte del dubbio (De arte dubitandi) a strumento ermeneutico. Tutte le situazioni controverse dovevano passare al vaglio del dubbio. Egli non accettava l’autorità della Scrittura e si affidava alle capacità umane per poter cogliere le verità divine.

Il dubbio diventò il capo d’imputazione di molti processi ecclesiastici. Chi metteva in dubbio certi dogmi veniva inquisito e quindi condannato.

Cartesio diede al dubbio la dignità filosofica. Nella speranza d’arrivare alla certezza assoluta, decise di porre il dubbio come base. Tutto doveva essere oggetto di dubbio. Il pensiero si esprime nel dubitare (Cogito). Il dubbio appare la condizione che permetterebbe di dedurre l’essere o la verità: Cogito, ergo sum ovvero «dubito, quindi sono».

Per farla breve si arriva a Benedetto Croce. Egli affermava “mi sembrano più convincenti le ragioni del dubbio che della certezza” e rivestiva così il dubbio di una vera e propria dignità sociale.

Il dubbio è ormai diffuso ovunque. Non ci sono solo motivi filologici, filosofici, ma anche politici, sociologici e psicologici.

Malgrado forme dimesse e apparentemente discrete, il dubbio è accompagnato da una sorta di fanatismo. Il dubbio è un obbligo. Guai a chi non è dubbioso!

Questa non è quindi solo l’era del dubbio, ma anche del dogma. Al di fuori del dubbio non si deve avere alcuna certezza! Il dubbio non può essere più dogmatico di così!

Si tratta di un evidente paradosso, ma sembra che anche il dubbio debba avere le sue certezze. Lo si deve assumere in maniera assolutistico. Non si può avere alcuna incertezza su di esso. Bisogna rimanere sistematicamente amletici e farsi dilaniare dal dubbio.

Il dubbio ha ormai un popolo di maniaci faziosi. Persone che non credono neppure a ciò che vedono. Lo fanno con passione maniacale e guai a chi non asseconda il loro dubbio.

La semplice carrellata che si è fatta fa vedere il dubbio come qualcosa con una certa storia, ma anche con una certa problematicità. Non dev’essere preso come un dogma di cui non si possa discutere.

2.2 Potete acquetarvi

La storia s’intreccia con la Bibbia. Come si è già visto, il dubbio si trova anche nella Bibbia. Quando si passa dalla storia profana alla storia biblica si capisce che il dubbio è assunto in tutte le sue sfaccettature. Non c’è da meravigliarsene.

La Bibbia non ne parla però per lasciare i punti di sospensione, ma per sottolineare che è possibile farvi fronte. Vuol dire che il dubbio non va preso come un’inquietudine organica alla fede, ma qualcosa che può essere superato.

Si può pensare ad alcuni personaggi.

Giobbe che rimane titubante davanti alle notizie che lo raggiungono e alle vicende che lo colpiscono. Ma poi lo si trova con una incrollabile certezza.

Abramo che anche se confrontato con situazioni tragiche, non fu incredulo, ma credente. Si legge che “per la promessa di Dio non esitò con incredulità” (Rm 4,19-21, qui 20).

Mosé che vive situazioni senza senso e viene usato da Dio per condurre un popolo fuori dalla terra di schiavitù.

Elia che sul Carmelo davanti ai profeti di Baal s’interroga sulla presenza stessa di Dio, ma è uno strumento di Dio.

Il Salmista che enumera le contraddizioni tra la fede che deve insegnare e l’esperienza che se ne fa.

I profeti che dovevano fare i conti col “ritardo” del compimento delle loro profezie e continuano a proclamare la Parola di Dio.

Giovanni Battista che dubita se Gesù sia veramente il Messia. “Sei tu o dobbiamo attendere?” Gesù gli suggerisce la risposta evocando l’unità che si sta delineando: opere e annuncio vanno insieme.

Se è grave il dubbio in generale, ancor più grave appare quando a dubitare è qualcuno con un ruolo di responsabilità. Esso appare un vero e proprio ostacolo all’opera di Dio (Mt 21,21).

Tra i discepoli che attendono il Signore dopo la resurrezione alcuni dubitano (Mt 28,17: edistasas). Hanno cioè atteggiamenti esitanti. Il Signore rimprovera gli uomini che dubitano perché mostrano poca fede (Mt 14,31). Nei due testi di Matteo il verbo diakrinô usato rimanda ad un’intima lacerazione delle persone. Una dualità interiore che impedisce lo slancio necessario.

Sì, il dubbio è un travaglio inquietante e pieno d’interrogativi. Come quello che attraversa i discepoli quando vendono Gesù risorto. Dopo la resurrezione Quando egli si presenta loro, essi rimangono sconvolti. E Lui li interroga: “Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore?” (Lc 24,38: dialogismos). Perché volete tornare sui vostri passi? Perché volete nutrirvi di scrupoli che incrinano la fede? Gesù deve mostrare loro le mani ed i piedi. Davanti a lui ogni lacerazione può essere superata. Ad essa può far seguito l’aurora.

Il dubbio sembra attingere a questa terza dissociazione. La presunzione di chi sa come vanno le cose del mondo reale e come esse siano così diverse dal mondo della fede. C’è chi scinde totalmente il mondo sensibile e quello delle fede.

Anche tu hai forse pensato d’essere una persona matura che sa come vanno le cose nel mondo. Non vuoi essere un ingenuo, perché pensi che la realtà del mondo sia diversa dalla realtà della fede. Apparentemente ti mostri fragile, ma in fondo ti nutri di profondissimo orgoglio.

Grazie a Dio ci possono essere persone come Caleb e Giosuè animati “da un altro spirito” (Num 14,24). Non sono fanatici della semplice razionalità. Non sono maniaci dell’esperienza. Non sono persone represse da paradigmi così superficiali. Non hanno la presunzione di sapere per proprio conto. Collocano le questioni in una visione più ampia.

La relazione personale col Dio della promessa permette loro di non essere risucchiati dal particolare davanti ai loro occhi. La loro è una visione del mondo in cui il Dio trascendente è veramente presente e agisce in questo mondo.

Anche oggi Dio t’invita a lasciare la presunzione e a unificare tutta la realtà sotto di Lui. “Guardate le mie mani e i miei piedi, … sono proprio io!” I maestri del dubbio sono brillanti e numerosi. Puoi seguire le loro argomentazioni, ma se però vuoi giungere ad acquietarti devi lasciare che Dio unisca la tua vita.

Il mondo reale e quello della fede possono essere uniti! Allora posso piegarmi sotto quelle mani che sono state inchiodate per me.