Il dubbio (2) – La sua plausibilità (b)

Pietro BolognesiIl dubbio

Il dubbio

 

Lett.: Numeri 13,1-33 (Dt 1,19-33)

La volta scorsa abbiamo visto che anche se gli uomini hanno una promessa da parte di Dio possono porsi degli interrogativi. Potete problematizzare, potete toccare. Qualunque sia il nostro dubbio, Dio è pronto a favi fronte. Questo è un invito a unire quel che sono formalmente con quel che sento in profondità. Quel che accade all’esterno e ciò che avverto all’interno.

1.3 Potete verificare

Il Signore sa che le persone hanno tante resistenze nei confronti dei suoi piani. Talvolta facciamo gli ipocriti dando l’impressione che ci fidiamo dei suoi disegni, ma lui ci conosce in profondità. Per questo nella sua parola ha confessato: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri” (Is 55,8)! E noi tutti sappiamo quanto siano vere quelle parole!

Lui è però talmente grande da non sottrarsi alla verifica! “Potete verificare!” A quel tempo non esistevano i cannocchiali! Il Signore li mandò a verificare i suoi piani! Che Dio straordinario!

Il popolo d’Israele non s’accontenta d’una guardatina generale e superficiale. E’ puntiglioso. Vuole avere tutte le informazioni del caso. Nulla doveva essere lasciato al caso.

Il testo documenta quanto dovesse essere meticolosa l’indagine. “Salirete sui monti e vedrete che paese è, che popolo lo abita, se è forte o debole, se è poco o molto numeroso; come è il paese che abita, se è buono o cattivo, e come sono le città dove abita, se sono degli accampamenti o dei luoghi fortificati” (Nm 13,18-19).

La qualità degli abitanti, la geografia del paese, la consistenza militare delle città, le possibilità agricole. Dovevano essere verificate tutte le cose. Era una vera e propria indagine. Come i dettagli e le informazioni che chiedono le persone insicure. Per certe persone le informazioni non bastano mai! Pensano che la loro incredulità possa essere risolta con le informazioni. Non avverrà mai!

Mosé sapeva che quelle persone non si sarebbero semplicemente fidate d’una descrizione generica. S’aspettava qualcosa di molto preciso per cui chiese un campionario dei frutti del paese stesso. Una verifica precisa!

I vv. 21-22 descrivono l’ampiezza dell’esplorazione da parte di questi uomini: “Quelli dunque salirono ed esplorarono…”. Non vi fu alcuna limitazione. Questi uomini esaminarono con grande minuzia quel che stava davanti a loro. Si trattò di una perlustrazione in grande stile. Da una regione ad un’altra. Si trascinarono da un posto all’altro raccogliendo informazioni, ma nutrendosi in fondo della propria incredulità.

1.4 Potete interpretare

Le loro descrizioni sembrano resoconti obiettivi, ma non lo sono. C’è un “però” (28) che mette in evidenza i loro dubbi. “Però, il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo anche visto dei figli di Anac.” (28).

La realtà è sempre segnata da ambiguità. Accanto a dei frutti inimmaginabili, vi sono delle ombre. Città forti e uomini giganti. Il mondo è pieno di elementi diversi. “E screditarono presso i figli d’Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura; e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro” (32-33).

Le cose non esistono mai allo stato puro. Tutti hanno qui davanti gli stessi dati, ma traggono conclusioni opposte. Ciò significa che ogni descrizione è sempre e anche un’interpretazione. Per loro stesse le informazioni non bastano ad acquetare le persone.

I dati vanno quindi interpretati. Vuol dire che i dati esistono all’interno di un mondo più ampio. Vuol dire che hanno bisogno d’una griglia e che non basta una singola vicenda. Era possibile dare un’altra prospettiva sugli stessi fatti? Certamente.

L’interpretazione dei fatti non mette solo in gioco i dati, ma la visione del mondo che si ha. Bisogna leggere la realtà in base alle convinzioni di fondo che si hanno. “Però, il popolo che abita il paese è potente… (28), divora i suoi abitanti”. Nessuno può dire d’aver visto un simile episodio. Nessuno ha visto un gigante mangiare degli uomini. Ma quando si è increduli si è pronti a concedere tutto. Non è un’informazione, ma una interpretazione.

Hanno rapporti sbagliati con le cose che vedono perché hanno un rapporto sbagliato con Dio. Sì, il dubbio attinge al timore di non farcela. E’ dettato dall’incertezza sulle proprie capacità pensate a prescindere da Dio. Cosa posso fare io davanti a dei giganti e a delle città fortificate?

Le domande sono legittime, ma chi ha detto che dovevano farcela da soli? Dio che aveva fatto le promesse li avrebbe abbandonati? Che Dio sarebbe stato un Dio che abbandona il suo popolo nel momento del bisogno? Un Dio che ha piani insicuri? Mettendo da parte Dio avevano un cattivo rapporto con le cose che vedevano!

Quando siamo invasi dal dubbio, abbiamo l’impressione d’aver bisogno anche noi di “prove” incontrovertibili. Le “prove” però non sono la via d’uscita dal dubbio. Le “prove” richiedono un’interpretazione, una tela di fondo. E quando si parla di “interpretazione” dei dati, si deve far riferimento a una dimensione più ampia dei dati e più personale.

1.5 Potete scegliere

Giosuè e Caleb suggerivano una scelta. Non erano degli esaltati e scalmanati. Non erano nemmeno dei semplici funzionari! La loro scelta non dipendeva da un colpo di testa o da semplice ragionevolezza o dalle capacità umane, ma dalla loro concezione di Dio. “Se l’Eterno ci è favorevole c’introdurrà in quel paese e ce lo darà…” (14,8). L’ago della bilancia non sono i giganti, ma il favore di Dio.

Da un lato quindi una maggioranza che “scredita”. Dall’altro due uomini in grado di dare un’altra lettura. Da un lato qualche frammento, dall’altro una visione più ampia e tale da comprendere il favore di Dio.

Capiamo allora che il percorso per scegliere è tutto aperto. Può esserci il dubbio, ma esso va collocato in un contesto allargato. C’è bisogno di una cornice, di una visione del mondo. L’oggettiva problematicità della realtà non è tutto. Bisogna fare i conti con la fiducia personale. “Se l’Eterno ci è favorevole c’introdurrà in quel paese e ce lo darà…”.

Il dubbio sembra attingere a questa seconda dissociazione. Dio non pare abbastanza onnicomprensivo. Non sembra che Lui entri veramente nelle questioni quotidiane. Sono dentro all’assemblea e vi assumono anche dei ruoli, ma Dio non sembra abbastanza importante. C’è quindi una tragica divisione interiore proprio a livello della concezione di Dio. La loro incertezza dice qualcosa della loro scissione e della loro incredulità.

La loro vita quotidiana si muove su un piano, la loro celebrazione di Dio su un altro. Si sa che le scelte profonde si nutrono di qualcosa di totalizzante. Di una concezione di Dio in grado d’abbracciare tutta la realtà. C’è bisogno di una vita in cui Dio non sia un semplice rito, ma vita. Dio dev’essere qualcuno che entra a pieno titolo nella vita quotidiana.

Caleb e Giosué avevano fatto una scelta molto radicale. Per loro non c’era solo l’incertezza delle informazioni raccolte, ma una relazione personale con Dio. Vedevano i problemi, sapevano che potevano incutere paura, ma sapevano che la questione era di tipo personale: “Non vi ribellate all’Eterno e non abbiate paura… l’Eterno è con noi…” (14,9)!

Caleb e Giosué pensavano che il Dio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe sarebbe stato capace di gestire le questioni anche in circostanze sfavorevoli. Che quel Dio lì non avrebbe avuto difficoltà con alcun nemico.

Voi avete forse paura perché avete una visione del mondo discutibile. Avete raccolto informazioni e anche visto cose. Ma alla base del vostro universo non c’è la promessa di Dio. Per vincere la paura e il dubbio non basteranno i dati, avete bisogno di Dio!

Caleb e Giosuè attestano che la relazione integrale e personale col Signore domina realmente la loro vita. Possono rimanere persone con passioni grandi. Non celebrano Dio solo in qualche momento della settimana. Egli fa veramente parte della loro vita quotidiana.

Dio è veramente onnicomprensivo. Questo fa sì che siano veri uomini e non persone sdoppiate. Dio tiene unita la loro vita.

Anche tu puoi scegliere. Verifica pure quanto Dio ha promesso. Cerca pure d’interpretare le cose. Ricordati però che per scegliere in maniera corretta devi porti davanti alla tua idea di Dio.